Chieti origini

Chieti origini

Il significato del nome della città di Chieti e le sue origini, sono forse una storia più affascinante della stessa fondazione mitologica della città. Si chiamava infatti “Tarincris“, nome che si legge su una tavoletta di bronzo rinvenuta nei pressi di Rapino e che oggi si trova al museo di Berlino. Il nome di Teate deriva da alcune antiche monete caratterizzate da una civetta su un ramo e dai simboli di Ercole. tuttavia, bisogna sottolineare che “Teate” o “Theate” apparve in epoca romana e che, in realtà, si scrive TIIATI: la II è stata sostituita con la E.

In base alle fonti, la parola nasce da alcune antiche monete caratterizzate da un piccolo gufo posto su un ramo, insieme a simboli che richiamano Ercole. Secondo i filologi, la dissimilazione delle consonanti occlusive ‘T’ e ‘K’ ha cambiato il nome da TIIATI a KJATI, con la E di TEATE che è diventata una J. Successivamente, la presenza della lettera J provocò la cosiddetta palatalizzazione della ‘K’ in ‘CH’, mentre la ‘A’ si trasformò in ‘E’ per l’influenza della ‘I’ finale. In gergo tecnico, questo è il fenomeno della metafonia. Chieti origini

Una cosa simile è avvenuta con Rieti, il cui antico nome era “Reate”. Questo processo non si è fermato qui. Nel Medioevo si sono sentite forme come “Teade”, “Tete” o “TIETE” e infine “Chiete” e “Chieti”. Una cosa simile è accaduta al nome latino “mari” che è diventato in italiano “mare”.

Guerriero di Capestrano

Perché Chieti? origini e piccole curiosità

Il periodo classico suggerisce che “Teate” sia un riferimento a una città dedicata a Teti, la madre di Achille. Un’ipotesi plausibile ma non dimostrata. Altri ritengono che sia un riferimento a un pino montano locale, ancora oggi chiamato “chiejete” in dialetto abruzzese. Tefa, teade, tieda e chieta si riferiscono a una zolla o a un’erba. Quello che è certo è che ‘Chiete’ compare in una lettera del 26 gennaio 1469 scritta dal re Ferdinando I d’Aragona. E definitivamente come “Chieti” 25 anni dopo, in una lettera del re Federico d’Aragona al tesoriere di Penne che gli ordinava di mantenere l’affitto dei diritti di pascolo allo stesso livello del suo predecessore.

Prima di esplorare ciò che resta della città antica, bisogna visitare Piazza Giuseppe Mazzini e seguire la scalinata fino alla vicina Piazza Bergia, dove ci si trova di fronte al Museo Nazionale di Archeologia, ospitato a Villa Frigerj. Inaugurato nel 1959, ospita lo splendido guerriero di Capestrano del periodo del re Nevio Pompuledio (VII-VI secolo a.C.). Non solo, ma anche un’inestimabile statuetta in bronzo di Ercole Curino e altre figure in marmo, busti, bronzi votivi, 15.000 monete e un letto funerario romano in avorio proveniente da Collelungo (1 a.C. – 1 d.C.). In altre parole, un tesoro unico.

Heracles Epitrapezios da Alba Fucens – I sec. a.C. MANdA Villa Frigerj

Chieti origini

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Alle spalle del museo, si può ammirare la splendida vista verso la Majella, da dove si può procedere verso il secondo museo di rilievo di Chieti, il Complesso Archeologico della Civitella con il suo Anfiteatro Romano, un museo dedicato all’antica Teate. L’anfiteatro è stato scoperto solo nel 1982 e si è subito capito che era l’acropoli della città di Teate Marruccinorum dal II secolo a.C.. Si chiarirono anche le ragioni strategiche dell’affermazione di Chieti come centro leader del territorio, una zona che si estendeva dalle gole di Popoli al mare Adriatico.

Infatti, la posizione del museo offre anche una vista mozzafiato sul Gran Sasso oltre la Val Pescara, sul massiccio dei Monti della Laga, nonché sul Sirente e sul Morrone. Il luogo ha rivelato anche terme romane con mosaici pavimentali e un’antica cisterna sotterranea che convogliava le acque. Anche un pozzo sacro di epoca italica era legato ai riti dell’acqua. C’è ancora una Chieti sotterranea da esplorare.

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